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FEDERICO POGGIPOLLINI

CAPITAN FEDE

In molti lo conoscono come il chitarrista di Luciano Ligabue, ma la sua carriera è iniziata molto prima: Federico Poggipollini ha infatti esordito nientemeno che con i Litfiba, per poi approdare solo nel 1994 nella nuova formazione del rocker di Correggio. Inoltre, contemporaneamente ha portato avanti una carriera da solista piuttosto apprezzata tra i cultori del rock italiano. Andiamo ora alla scoperta di qualche curiosità su Fede.

Nato a Bologna il 26 marzo 1968, sotto il segno zodiacale dell’Ariete, Federico Poggipollini ha manifestato sin da piccolo un’enorme passione per la musica. A 8 anni ha iniziato a suonare il pianoforte, abbandonato prontamente a 11 anni per il basso. Da qui, la sua ascesa è stata molto rapida, partendo dai locali bolognesi fino ad arrivare, nel 1990, con i Litfiba.

Nel 1994, Luciano Ligabue gli ha chiesto di fare un provino perché voleva rinnovare il suo entourage musicale. Tra i due c’è stata subito intesa, e Fede è diventato per tutti il chitarrista di Ligabue. Nel 1998, inoltre, ha esordito come cantante solista, carriera che porta avanti ancora oggi parallelamente all’impegno con il rocker di Correggio.

Il 2019 è stato un anno ricco di successi: prima ha partecipato al DopoFestival, in onda durante le serate del Festival di Sanremo, e poi si è esibito al Concerto del Primo Maggio assieme ad altri artisti, tra i quali Achille Lauro.

2021 -Ha suonato e duettato insieme ad Annalisa al Festival di Sanremo 2021, presentando la sua versione di La musica è finita, brano di Ornella Vanoni presentato al Festival nel 1967.

Sempre nel 2021 Federico Poggipollini esce con il nuovo singolo. “La radice rock, omaggio a Mogol e Lavezzi”.

Federico Poggipollini ha dato ancora una volta grande prova di notevole estro e di un’esponenziale crescita a livello qualitativo maturata nell’arco di una vita sul grande palcoscenico: sulla scia di “Città in fiamme”, il nuovo singolo “Varietà” svela un altro tassello dell’album “Canzoni Rubate”, atteso il 26 marzo.

La musica è in grado di raggiungere il cuore a certe altezze solamente se nata da uno spirito di verità: una canzone è eterna se mantiene intatta l’autenticità con la quale è stata pensata e, successivamente, concepita. È questo il caso di “Varietà”, brano scritto a due mani da Mario Lavezzi e dal maestro Mogol inserito nell’omonimo lavoro discografico di Gianni Morandi, capace ancora oggi di far vibrare d’immortalità le corde dell’anima di chi la ascolta.

In fase di interpretazione, azioni, emozioni, stati d’animo ed intenzioni devono tendere nella stessa direzione. Interpretare un brano ad hoc non è, pertanto, sfida da poco come si suol credere: al di là di una tecnica impeccabile, è necessario possedere doti interpretative e comunicative non indifferenti. Lasciatosi ammaliare dal messaggio emozionale e guidato dall’esigenza di esprimere la propria urgenza interiore, Federico Poggipollini, coadiuvato dallo stesso Gianni Morandi, ha deciso di rendere omaggio con una personalissima cover in salsa rock agli straordinari autori e allo storico interprete che hanno fatto di “Varietà” un evergreen della musica nostrana.

Intervistato da Elio Parola.